mercoledì 13 novembre 2013

Dietro una vocale, l'inganno del presunto giornalista


A volte, basta una vocale per fare la differenza. La differenza tra chi sostiene di fare il giornalista e chi invece è giornalista. La differenza non è solo questione di monosillabi, in realtà è sintomo di una situazione decisamente più complessa, da non continuare a ignorare nel momento in cui di mezzo ci va chi legge le notizie o presunte tali, per usare un termine tanto caro proprio a chi fa il giornalista, giusto per lavarsi le mani da ogni responsabilità.

Lo spunto arriva da un comunicato stampa diramato da un Comune, per lanciare una nuova iniziativa, peraltro lodevole. Il problema emerge in tutto il suo potenziale squallore nel momento in cui questo comunicato stampa arriva in una (presunta) redazione. 

Qua, chi è giornalista, vale a dire chi ha avuto una formazione o un'esperienza mirata ed è a conoscenza di tutte le implicazioni (etiche, legali e procedurali) del mestiere, si prende la briga di leggere il testo fino in fondo, spenderci sopra almeno un paio di minuti per inquadrare e valutare il messaggio, prima di procedere. Procedere, significa anche mettere il contenuto in relazione con il contesto nel quale viene inserito e, soprattutto, verificare il tutto, anche solo per mostrare un minimo di considerazione per il potenziale lettore.



Chi fa il giornalista invece, segue una procedura molto più lineare, riassunta in due semplici parole: Copia & Incolla. Complice l'estrema semplicità concessa da un computer, bastano pochi secondi, per fare un danno, pensando di divulgare un testo, convinti in questo modo di fare vera informazione e sentirsi più abili di altri.

Il risultato è quello testimoniato dalle due immagini relative ad altrettante (presunte) testate. Per una distrazione, il Signor Piazza diventa subito dopo il Signor Pizza, senza che nessuno se ne sia reso conto, e pubblicato come tale. Importante da sottolineare, la colpa è solo in minima parte da attribuire all'autore del testo (un errore di battitura è più che comprensibile). La questione è chi ha preso il testo e l'ha divulgato senza neppure prendersi la briga di leggerlo fino in fondo.

Il problema nasce dal fatto che la seconda strada descritta sopra è ormai quella prediletta nelle (presunte) redazioni. E la cosa peggiore, è che di mezzo ci vanno i lettori, inconsapevoli di tutto ciò, confusi da una quantità esagerata di (presunte) notizie, al punto di essere totalmente impossibilitati a una valutazione oggettiva. Presi dalla foga di volersi sentire, per qualche strana ragione, giornalisti la tendenza che va per la maggiore è pubblicare più (presunte) notizie possibile, senza dedicare la minima attenzione a qualità e affidabilità, ciò che fa la differenza tra comunicazione e informazione.

Ad andarci di mezzo quindi, e l'aspetto preoccupante è in modo inconsapevole, l'ignaro lettore. Chi infatti è convinto di trovarsi di fronte a una notizia selezionata, elaborata e soprattutto, verificata, in realtà si trova spesso traviato da comunicati stampa o messaggi di marketing, o dichiarazioni di parte, senza sospettare di niente. Una manna per chi emette comunicati stampa, certo di poter contare su pubblicità a costo zero, ma soprattutto con il via libera a messaggi fuorvianti o strumentali.

Non va trascurato come tutto questo sia dovuto anche per buona parte ai compensi letteralmente ridicoli, per non dire offensivi, proposti a chi vuole fare il giornalista. La ragione, per cui spesso la proposta è accettata solo da chi è stimolato dall'ambizione, al punto da essere disposto a lavorare una giornata intera per pochi euro. 

Sarebbe però il momento, prima di tutto per rispetto verso il lettore, di mettere la parola fine a questa situazione imbarazzante, magari augurandosi che chi è giornalista dia il buon esempio, evitando proposte indecenti da 0.50 fino a 2 euro per un articolo. Piuttosto che niente, in questo caso meglio niente

Geppe

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