venerdì 26 settembre 2008

Strade mondiali: tangenziali, ingorghi e circuito

Un Campionato del Mondo è sempre un avvenimento da non perdere. A maggior ragione quando si tratta di uno sport popolare come il ciclismo in una delle terre dove raccoglie maggiori consensi. Ancora meglio, quando si ha la possibilità di unire l'utile al dilettevole, vale a dire combinare lavoro e piacere. Insomma, seguire Varese 2008 come giornalista.

Innegabili i vantaggi. Un pass valido per tutte le giornate di gara, una sala stampa confortevole dove poter svolgere il propio lavoro, una tribuna stampa con vista sul traguardo fornita di comodi banchi e monitor personali.

Ma per godere di tali privilegi è necessario pagare qualche prezzo. Mentre alle emittenti televisive e radiofoniche sono riservate le prime file battute da un sole che rende problematico seguire la corsa sugli schermi, le file restanti all'ombra possono godere di un particolare microclima dal sapore invernale. Per superare indenni la giornata è necessario coprirsi di conseguenza e non curarsi degli sguardi perplessi che a pochi di metri di distanza, dall'altra parte del rettilineo d'arrivo, non solo si chiedono chi siano quelle facce sconosciute che passano per giornalisti ma, mentre si godono in canottiera il tepore del sole settembrino, si domandano soprattutto il perchè di tale abbigliamento.

Prima ancora di affrontare questi imprevisti però, al Cycle Stadium bisogna arrivarci. E siccome nella vita non bisogna farsi mancare niente, dopo l'esperienza su ferro andava sperimentata quella su gomma. Pochi giorni prima della cerimonia di apertura, alla presenza delle autorità del caso è stata inaugurata la cosiddetta tangenziale di Varese. Quale migliore occasione per sperimentarne gli effetti sui tempi di percorrenza?

Arrivato alle porte di Varese 45 minuti prima del termine massimo per la chiusura delle strade, la nuova arteria scorre veloce per alcuni chilometri. Dopodichè, come per magia, l'ampia carreggiata si chiude a imbuto in quella che ha tutta l'aria di una circonvallazione urbana. Dove, causa chiusura di buona parte delle strade cittadine, si è riversato tutto il traffico. Risultato: trenta minuti di colonna fino al primo varco utile per implorare il servizio di sicurezza di concedere l'accesso, così da arrivare allo stadio in tempo utile e al tempo stesso guadagnarsi gli improperi dei residenti costretti a fare marcia indietro e darsi alla macchia per non turbare il clima della manifestazione. Per il resto della tangenziale, appuntamento al prossimo mondiale varesino, forse.

E' tempo però di pensare alla gara. Oggi è la giornata della prima corsa in linea (si dice così, anche se si corre in circuito), quella degli Under 23, i più giovani. La prima impressione è che se questi ragazzi hanno davanti a loro ampi spazi di miglioramento, tra qualche anno incontreranno seri problemi con gli autovelox. Dopo i primi giri però, mentre le seconde linee si danno battaglia nelle prime posizioni e i favoriti pedalano coperti nella pancia del gruppo (linguaggio forbito appreso frequentando la sala stampa), è interessante curarsi delle retrovie, quelle che presto vengono dimenticate dalle telecamere.

Si ha modo così di scoprire la presenza di ciclisti dalle insolite provenienza, come per esempio la Moldova o la Malesia. Ma, soprattutto, un ciclista Algerino che mentre tra sè e sè sembra pensare "chi me l'ha fatto fare", accumula diversi minuti di distacco al giro. Questo e il moldavo si ritrovano presto a pedalare insieme, e subito dopo la coppia diventra un trio, grazie al cedimento di un secondo corridore algerino.
Mentre davanti si dannano per manterene la posizione, i tre ragazzi se la prendono comoda, al passo di un cicloturista varesotto in una domenica d'estate (e non è comunque poco). Sorge spontaneo un dubbio. Che, mentre i primi passano talmente concentrati da ignorare l'incoraggiamento collettivo del pubblico, questi in realtà vogliano godersi l'applauso corale che gli spettatori inteneriti riservano loro personalmente.

A pochi giri dal termine, mentre gli azzurri Caruso e Oss trascinano la fuga a cinque, anche il gruppetto di coda si è disgregato. Resta in corsa solo uno dei due algerini che può approfittare diun tempestivo (voluto?) doppiaggio proprio in prossimità del traguardo per sfilare insieme al gruppo.

La corsa entra nel vivo. Nel frattempo che uno è tutto a preso a scrivere una cosa ne sono successe almeno altre tre. I cinque di testa sono diventati sette, Caruso ha tentato di scappare, uno dei due tedeschi che avevano iniziato la fuga decisiva si è perso per strada. Insomma, come mi informano i colleghi stranieri seduti a fianco, al tempo stesso preoccupati e incuriositi dal mio trafficare con la tastiera, siamo alle battute decisive. A conferma, suona la campana, e mezzogiorno è già passato da un pezzo, quindi senza ombra di dubbio, scocca l'inizio dell'ultima tornata.

Due italiani, un inglese, un francese, un tedesco. Non è una barzelletta, ma il gruppo di testa. Nel quale si è intrufolato da subito anche un colombiano che cerca sornione di fare finta di niente, aspettando che, come d'abitudine, gli europei si mettano d'accordo sul da farsi per provare a farli tutti fessi.

Il pubblico, al sole beati loro, non fa fatica a scaldarsi. Non sono tantissimi, per la verità, anche perchè per entrare nel parterre ci vogliono 20 euro (domenica saranno 40!). Molti di più per sedere sulle tribune (domenica ce ne vorranno centinaia). Ma si fa sentire e notare senza fatica. Anche perchè i tifosi nordici non hanno certo esitato ad assaporare la birra prodotta a pochi chilometri.

La salita decisiva. Quella via dei Ronchi che personalmente faccio fatica a scalare una volta sola in tutta calma loro se la sono bevuta dieci volte a tutta. Forse è anche per questo che mentre loro pedalano io siedo in tribuna stampa.

Ci si aspetta che da un momento all'altro uno dei sei scatti. Invece nessuno azzarda la mossa, così rientrano altri tre, l'italiano Ponzi, un russo e un portoghese. In città deve esserci traffico, perchè il gruppetto rallenta e alle loro spalle un olandese rientra a velocità assurda. Ho perso il conto di quanti sono, ma la cosa si fa interessante.

Soprattutto, perchè non ero andato molto lontano. All'ingresso dello stadio, alla chetichella il colombiano Duarte Arevalo Fabio Andres se ne va e non lo vedono più se non dopo il traguardo. Gli italiani? Simone Ponzi secondo e Daniel Oss ottavo. Mannaggia, è andata buca.

Pazienza, magari nei prossimi due giorni andrà meglio. Nel frattempo, è ora di provare a tornare a casa. Magari evitando la tangenziale per non correre il rischio di dover ripartire prima ancora di essere arrivato.



Geppe



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